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Tutela penale ambiente: CdM approva Direttiva UE 2024/1203

Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera definitivo al decreto legislativo che recepisce la direttiva europea, introducendo nuove sanzioni e ampliando la responsabilità per i reati ambientali.

CdM approva Decreto Legislativo per nuova Direttiva UE ambiente

Il Consiglio dei Ministri, riunitosi martedì 21 aprile 2026 a Palazzo Chigi sotto la presidenza del Ministro per le riforme istituzionali e la semplificazione normativa Maria Elisabetta Alberti Casellati, con il Sottosegretario Alfredo Mantovano in qualità di segretario, ha approvato in esame definitivo un decreto legislativo cruciale. Su proposta dei Ministri Tommaso Foti (Affari Europei, PNRR e Coesione) e Carlo Nordio (Giustizia), il provvedimento recepisce la direttiva (UE) 2024/1203 dell’11 aprile 2024, dedicata alla tutela penale dell’ambiente. Questa nuova normativa sostituisce integralmente le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE, segnando un passo significativo nel rafforzamento delle misure punitive contro i reati ambientali a livello nazionale e europeo.

Rafforzato il coordinamento nazionale e ampliata la responsabilità

Il decreto legislativo, frutto dell’attento esame delle Commissioni parlamentari, introduce modifiche sostanziali per potenziare l’efficacia del contrasto alla criminalità ambientale. Una delle novità più rilevanti riguarda il Sistema di coordinamento nazionale, che vedrà il Procuratore generale presso la Corte di Cassazione avvalersi della collaborazione specialistica dell’Arma dei Carabinieri, garantendo una sinergia operativa di alto livello. Parallelamente, viene estesa la responsabilità penale per morte o lesioni. Non si limiterà più solo ai casi di inquinamento diretto, ma comprenderà anche quelli derivanti dalla commercializzazione e immissione in commercio di prodotti inquinanti, segnando un’importante estensione della tutela per la salute pubblica e l’ecosistema.

Nuove sanzioni modulate per la gestione illecita dei rifiuti

Un ulteriore punto di forza del provvedimento riguarda le sanzioni relative alla condotta di gestione non autorizzata di rifiuti. Per la prima volta, viene introdotta una distinzione punitiva basata sulla pericolosità dei rifiuti stessi. Questo significa che la gravità della pena sarà proporzionale al potenziale danno ambientale e alla salute umana. Le sanzioni varieranno da un’ammenda minima di 2.000 euro fino alla reclusione, con pene che possono arrivare fino a tre anni nei casi più gravi, per chi si macchia di illecita gestione di rifiuti pericolosi. L’obiettivo è dissuadere efficacemente comportamenti illegali, promuovendo una maggiore compliance normativa e una gestione più responsabile del ciclo dei rifiuti.

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