Il futuro della Direttiva UE 2022/2041 sui salari minimi adeguati in Europa è appeso a un filo. Lo scorso 14 gennaio, l’Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia Europea, Nicholas Emiliou, ha consegnato un parere che scuote le fondamenta della legislazione sociale europea, raccomandando l’annullamento integrale della Direttiva.
La controversia nasce dal ricorso intentato dalla Danimarca (Causa C-19/23), che accusa l’Unione Europea di aver invaso un campo di competenza riservato esclusivamente agli Stati membri: la regolamentazione delle retribuzioni.
L’accusa principale: violazione del Trattato
Il cuore del parere dell’Avvocato Generale batte sull’articolo 153, paragrafo 5, del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE). Questo articolo esclude esplicitamente la possibilità per l’UE di legiferare in materia di retribuzione.
Secondo l’AG, la Direttiva rappresenterebbe un’illegittima interferenza con le competenze nazionali. Non si tratta solo di fissare il livello dei salari, ma di legiferare sulla retribuzione in senso lato, una politica delicata e intrinsecamente legata ai meccanismi di contrattazione collettiva e alle specificità economiche di ogni Paese.
Punto chiave: L’Avvocato Generale respinge le giustificazioni del Legislatore UE, sostenendo che l’esclusione di competenza è tassativa e non ammette interventi, neanche per la definizione di “requisiti minimi” o in nome della salvaguardia dell’autonomia contrattuale.
Le ragioni della Danimarca
Il ricorso danese si basava su due pilastri:
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Difetto di Competenza: ritenuto dall’AG sufficiente per l’annullamento.
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Vizio Procedurale: Relativo a presunti errori nella formazione del consenso legislativo (accusa che l’AG ha invece ritenuto non fondata).
Cosa significa per l’Europa?
Se la Corte di Giustizia Europea dovesse seguire le conclusioni dell’Avvocato Generale, la Direttiva 2022/2041 verrebbe annullata.
Ciò comporterebbe l’immediato sollievo per gli Stati membri dall’obbligo di recepire le disposizioni volte a garantire i salari minimi adeguati e rafforzerebbe il principio di sussidiarietà in materia salariale.
In attesa della Sentenza definitiva della Corte, la questione dei salari minimi in UE resta al centro del dibattito, con implicazioni profonde per il mercato unico e le relazioni industriali.