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Pensioni: lavoratori con bassi salari in pensione più tardi

L’analisi Cgil rivela che dal 2028, i lavoratori con redditi bassi dovranno lavorare fino a 5 mesi in più per compensare l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dal Governo. Un sistema che penalizza i redditi più fragili.

 

Pensioni, analisi Cgil: penalizzati i bassi salari

Secondo un’analisi dell’Osservatorio Previdenza della Cgil, l’aumento dei requisiti pensionistici previsto dalla legge di Bilancio avrà un impatto maggiore sui lavoratori con bassi salari. L’analisi, diffusa oggi, evidenzia che quasi un terzo dei lavoratori italiani non riesce a maturare un anno intero di contributi a causa di contratti brevi, part-time e retribuzioni inadeguate. Questo si traduce in un allungamento dei tempi per accedere alla pensione, soprattutto per donne e giovani.

Aumentano i requisiti: il caso dei redditi bassi

L’analisi Cgil si basa sui dati dell’Osservatorio Inps sulle retribuzioni. Secondo Ezio Cigna, responsabile delle politiche previdenziali della Cgil, dal 2028 i lavoratori con retribuzioni basse dovranno lavorare settimane o mesi in più per compensare l’incremento di tre mesi deciso dall’Esecutivo. Ad esempio, con 5.000 euro annui, saranno necessari quasi due mesi di lavoro aggiuntivo per ottenere i tre mesi previsti. La situazione peggiora nel tempo, con prospettive di lavoro extra che raggiungono l’anno e un mese nel 2050.

Il minimale contributivo e l’adeguamento all’aspettativa di vita

La Cgil sottolinea che l’articolo 43 della legge di Bilancio, pur non superando formalmente la legge Fornero, conferma l’aumento dei requisiti pensionistici legati all’aspettativa di vita. Questo meccanismo penalizza chi ha carriere discontinue e bassi salari. Inoltre, il minimale contributivo è aumentato del 16,5% dal 2022, superando la crescita dei salari. Questo significa che, senza rinnovi contrattuali e adeguamenti salariali, anche chi lavora a tempo pieno rischia di perdere settimane di contributi.

Sciopero Cgil contro le disuguaglianze previdenziali

La Cgil denuncia una scelta politica che aggrava le disuguaglianze nel sistema pensionistico. La segretaria confederale Lara Ghiglione afferma che la pensione non deve diventare un privilegio per pochi e che chi ha svolto lavori precari e pesanti deve poter andare in pensione prima, non dopo. Per queste ragioni, il 12 dicembre è stato indetto uno sciopero nazionale per chiedere una riforma del sistema previdenziale che garantisca pensioni giuste, sanità pubblica e salari dignitosi. La Cgil chiede al Governo di cambiare rotta per evitare che i lavoratori siano poveri durante la loro vita lavorativa e ancora più poveri da pensionati.

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