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Parità salariale e trasparenza stipendi: cosa cambia con il nuovo Decreto UE 2026

Nel Consiglio dei Ministri del 5 febbraio 2026, il Governo Meloni ha dato il via libera al decreto legislativo che recepisce la Direttiva UE 2023/970. Non si tratta solo di una formalità burocratica, ma di una piccola rivoluzione che cambierà il modo in cui cerchiamo lavoro e contrattiamo la nostra retribuzione.

Ma cosa cambia concretamente per i lavoratori e per le imprese? Ecco i punti chiave della riforma sulla trasparenza retributiva.

1. Basta annunci senza stipendio (e addio alla “RAL attuale”)

Quante volte abbiamo letto annunci di lavoro senza alcun riferimento economico? Con le nuove norme, le aziende dovranno indicare la retribuzione iniziale o la fascia salariale prevista direttamente nell’annuncio o prima del primo colloquio.

Inoltre, c’è una novità fondamentale per chi vuole cambiare azienda: i datori di lavoro non potranno più chiederti quanto guadagnavi prima. Questo serve a spezzare il circolo vizioso che blocca gli stipendi a livelli bassi basandosi solo sulla storia pregressa invece che sulle competenze.

2. Il diritto di sapere quanto guadagnano i colleghi

La trasparenza entra in ufficio. I dipendenti avranno il diritto di conoscere i livelli retributivi medi dei colleghi (uomini e donne) che svolgono lo stesso lavoro o mansioni di pari valore. Se sospetti di essere pagato meno per motivi di genere, ora avrai i dati per verificarlo.

3. Report sul Gender Pay Gap e controlli

Le aziende saranno tenute a pubblicare report periodici sul divario salariale tra uomini e donne. La regola è semplice: se emerge un divario superiore al 5% che non può essere giustificato da criteri oggettivi (come merito o anzianità), l’azienda dovrà correre ai ripari.

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