La Cassazione rigetta il ricorso e conferma la condanna per omicidio colposo di un amministratore unico, ritenuto responsabile per la morte di un operaio a causa di violazioni delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Decisiva l’omessa vigilanza.
Cassazione conferma condanna per omicidio colposo
La Corte di Cassazione, con sentenza n. 38782 depositata il 1 dicembre 2025, ha rigettato il ricorso presentato dall’amministratore unico della società “Ecogestioni Srl”, confermando la condanna per omicidio colposo ex art. 589, comma 2, cod. pen.. L’uomo era stato ritenuto responsabile della morte di un lavoratore, a seguito di un infortunio sul lavoro avvenuto il 24 gennaio 2019 presso l’impianto di selezione e recupero rifiuti di Termini Imerese. La decisione si basa sulla violazione delle norme sulla sicurezza e sull’omessa vigilanza da parte del datore di lavoro.
La dinamica dell’infortunio mortale
Il 24 gennaio 2019, il lavoratore fu travolto dal ribaltamento di una pila di eco-balle mentre spazzava il suolo antistante l’area di stoccaggio. L’incidente gli causò la morte immediata. L’imputato, in qualità di amministratore e responsabile tecnico, era accusato di negligenza, imprudenza e imperizia nell’organizzazione del ciclo produttivo, con particolare riferimento all’accatastamento delle eco-balle. La Corte d’Appello di Palermo aveva già confermato la sentenza di primo grado, ritenendo sussistenti le violazioni delle norme antinfortunistiche e il nesso causale con l’evento mortale. La difesa contestava la ricostruzione dei fatti e l’affermazione di instabilità intrinseca delle pile di eco-balle.
Normativa violata e motivazioni della decisione
La Cassazione ha fondato la sua decisione sulla violazione del D.Lgs. 81/2008, in particolare riguardo alla delimitazione inadeguata delle aree di stoccaggio, alla mancata segnalazione delle zone di pericolo e alla protezione insufficiente contro la caduta di materiali. La Corte ha sottolineato che l’obbligo del datore di lavoro di garantire la sicurezza dei lavoratori prescinde dalla specifica causa della caduta dei materiali. L’elemento chiave è che il rischio fosse prevedibile e che le cautele omesse fossero idonee a neutralizzarlo, impedendo la presenza del lavoratore nell’area pericolosa. La Corte ha ritenuto provato che le omissioni abbiano avuto un ruolo causale nell’evento.
Implicazioni della sentenza per la sicurezza sul lavoro
La sentenza ribadisce l’importanza della posizione di garanzia del datore di lavoro nella tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. L’amministratore non può limitarsi a una vigilanza formale, ma deve esercitare un controllo effettivo e sostanziale sulle condizioni di sicurezza, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi. La Cassazione conferma che la responsabilità del datore di lavoro sussiste anche qualora vi sia una concausa di responsabilità del lavoratore. L’eventuale imprudenza del lavoratore non esclude la responsabilità del garante, se quest’ultimo non ha posto in essere le cautele finalizzate proprio alla disciplina e al governo del rischio di comportamento imprudente.