Il Tribunale di Siracusa sanziona un avvocato per abuso del processo dovuto a citazioni giurisprudenziali inesistenti, generate da IA e non verificate. Un monito cruciale.
IA e abuso del processo: la storica sentenza di Siracusa
Il Tribunale di Siracusa (sent. n. 338/2026) ha emesso una pronuncia pionieristica, condannando per abuso del processo (art. 96, co. 3 e 4, c.p.c.) una parte che aveva inserito in atti difensivi citazioni giurisprudenziali inesistenti. Tali riferimenti erano stati generati da strumenti di intelligenza artificiale (IA) e non erano stati sottoposti alla necessaria verifica, evidenziando una grave scorrettezza professionale. La decisione sottolinea con forza il dovere ineludibile di diligenza nell’uso delle nuove tecnologie. Il caso originava da una complessa controversia riguardante una sublocazione commerciale: la domanda risarcitoria della locatrice è stata respinta per tardività (a causa del termine decadenziale ex art. 1957 c.c., applicabile alla responsabilità ex art. 38 c.c.) e per mancanza di prova del danno lamentato.
Le “allucinazioni” dell’IA: colpa grave e sanzioni processuali
Il cuore innovativo della sentenza risiede nella scoperta di quattro false citazioni di Cassazione, riportate tra virgolette in una memoria difensiva. Le verifiche approfondite, condotte tramite CED e banche dati professionali, hanno inequivocabilmente confermato la loro inesistenza. Il Tribunale ha escluso l’ipotesi di malfunzionamento delle banche dati o di intenzionalità, attribuendo l’accaduto all’uso acritico di IA generativa, notoriamente soggetta alle “allucinazioni” – ovvero la produzione di contenuti formalmente plausibili ma sostanzialmente falsi, incluse citazioni giurisprudenziali mai rese. Tale condotta è stata qualificata come colpa grave, poiché impone a giudice e controparti un inutile dispendio di risorse per indagare e confutare precedenti fittizi. Conseguentemente, è stata applicata la condanna ex art. 96, comma 3, c.p.c. (risarcimento del danno alla controparte) e una sanzione pecuniaria di 2.000 euro ex comma 4, con finalità disincentivante verso azioni e difese pretestuose.
Monito deontologico per l’Avvocatura nell’era digitale
La decisione del Tribunale di Siracusa costituisce un monito cruciale per l’intera professione legale. L’avvento dell’IA generativa, pur offrendo strumenti potenti, non esonera il professionista dal dovere tradizionale di controllo e verifica delle fonti, ma anzi lo rafforza e lo eleva. La sentenza enfatizza che le virgolette negli atti legali implicano un impegno di verità, richiedendo una verifica rigorosa di ogni citazione come condizione essenziale per la lealtà del contraddittorio. L’uso dell’IA deve essere consapevole e professionalmente diligente, con obbligo di riscontro sulle fonti primarie, per garantire la correttezza del processo. La pronuncia consolida inoltre l’orientamento giurisprudenziale sull’applicazione dell’art. 1957 c.c. alla responsabilità ex art. 38 c.c., sottolineando l’importanza della tempestività e specificità delle allegazioni, specialmente nei giudizi che coinvolgono associazioni non riconosciute. Un presidio deontologico fondamentale nell’era degli strumenti generativi per un’amministrazione della giustizia equa ed efficiente.