Per la prima volta, Foodinho (gruppo Glovo), piattaforma leader nel delivery, è sottoposta a controllo giudiziario d’urgenza per il reato di caporalato sui suoi 40.000 riders.
Caporalato Riders: il primo controllo giudiziario per una piattaforma delivery
La Procura di Milano ha disposto, l’8 febbraio 2026, il controllo giudiziario d’urgenza (ex art. 3 L. 199/2016) per Foodinho s.r.l., del gruppo Glovo, che impiega circa 40.000 riders. Si tratta della prima applicazione di tale misura cautelare specifica per il reato di caporalato (art. 603-bis c.p.) in una piattaforma di consegne, segnando un precedente inedito nel settore. Finora, misure simili erano state adottate in agricoltura o logistica. A Foodinho e al suo legale rappresentante sono contestati lo sfruttamento del lavoro e la responsabilità amministrativa dell’ente (ex art. 25-quinquies d.lgs. n. 231/2001), evidenziando la gravità delle accuse.
Le condizioni di sfruttamento: retribuzioni, orari e falsa autonomia accertati
L’inchiesta ha rivelato che i riders Foodinho-Glovo erano inquadrati come autonomi (P.IVA), privi di tutele essenziali come l’INAIL. Il compenso ‘a consegna’, senza retribuzione oraria minima o riconoscimento dei tempi d’attesa, e l’impiego di mezzi propri spesso insicuri, delineava un quadro di precarizzazione. Nonostante impegni settimanali di 54-60 ore, i compensi erano significativamente difformi dai CCNL e sproporzionati. Un’analisi su campione ha mostrato che il 75% percepiva redditi inferiori alla soglia di povertà ISTAT (€1.245 netti mensili) e il 90% era sottopagato rispetto al CCNL Logistica. Il provvedimento ha altresì rilevato plurimi indici di ‘eterodirezione’, sottolineando come la formale autonomia non escluda la subordinazione, in linea con l’art. 2 d.lgs. n. 81/2015 e la giurisprudenza di Cassazione che estende le tutele ai lavoratori delle piattaforme digitali.
Prospettive future: amministrazione giudiziaria e la nuova Direttiva UE
Il decreto ha nominato un amministratore giudiziario, incaricato di ripristinare la legalità, garantire condizioni di lavoro sicure e retribuzioni eque, in conformità con l’art. 36 della Costituzione. Questo caso si inserisce in un contesto normativo in rapida evoluzione. Entro il 2 dicembre 2026, l’Italia dovrà recepire la Direttiva (UE) 2024/2831, che mira a definire lo status occupazionale dei lavoratori delle piattaforme, promuovendo trasparenza ed equità. Un pilastro della Direttiva sarà l’introduzione di una presunzione legale di subordinazione, con onere della prova a carico della piattaforma, rappresentando un significativo rafforzamento delle tutele. L’azione della Procura di Milano è un segnale forte per l’intero settore del delivery, indicando una chiara direzione verso la tutela dei diritti dei lavoratori nell’economia digitale.