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Appalti: TAR Sicilia rinvia a Corte UE su regolarità contributiva

Il TAR di Catania solleva dubbi sulla compatibilità della normativa italiana sugli appalti con il diritto UE. Al centro della questione, i termini per la regolarizzazione contributiva e l’esclusione automatica per irregolarità, temi caldi del nuovo codice appalti.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia, Sezione staccata di Catania, con ordinanza depositata il 23 luglio 2025, ha rimesso alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea due questioni pregiudiziali cruciali in materia di appalti pubblici. La decisione verte sulla conformità al diritto comunitario della normativa nazionale in tema di regolarità contributiva e cause di esclusione dalle gare.

Il TAR Catania dubita della compatibilità dell’art. 94, comma 6, del d.lgs. 36/2023 (Codice dei contratti pubblici) con l’art. 57 della Direttiva 2014/24/UE. La norma italiana prevede che l’estinzione del debito contributivo debba avvenire “anteriormente alla scadenza del termine di presentazione dell’offerta”, requisito non espressamente previsto dalla direttiva europea. Il tribunale si interroga anche sull’esclusione automatica per irregolarità contributiva, senza possibilità di regolarizzazione successiva, in contrasto con i principi di proporzionalità e le indicazioni della direttiva.

La decisione del TAR avrà un impatto significativo sulla prassi degli appalti pubblici in Italia. Se la Corte UE dovesse ritenere incompatibile la norma nazionale, si aprirebbe la strada a una maggiore flessibilità per le imprese in tema di regolarizzazione contributiva, potenzialmente favorendo la partecipazione a gare anche in presenza di piccole irregolarità. Professionisti e imprese dovranno monitorare attentamente gli sviluppi del caso.

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