Un nuovo studio choc pubblicato dall’INAIL getta luce su una disparità allarmante nel mondo del lavoro italiano. L’indagine, che copre il quinquennio 2019-2023, rivela che i lavoratori stranieri in Italia sono esposti a un rischio infortunistico significativamente più alto rispetto ai colleghi italiani.
La fragilità dei lavoratori immigrati: un tasso di incidenza più che doppio
Realizzata dalla Consulenza statistico attuariale dell’Istituto, l’analisi dell’INAIL si concentra sui dati infortuni sul lavoro e malattie professionali che coinvolgono la forza lavoro immigrata. I risultati evidenziano una forte vulnerabilità e rischi specifici che affrontano i lavoratori nati all’estero.
Il dato più cruciale è il tasso di incidenza degli infortuni:
Nel 2023, per i lavoratori stranieri si registrano ben 31 infortuni riconosciuti ogni 1.000 occupati Istat, contro i soli 14 per mille rilevati per i colleghi italiani.
In pratica, il rischio infortunistico per i residenti immigrati è più che doppio.
Cosa rende gli stranieri più vulnerabili?
Questo divario statistico solleva interrogativi urgenti sulle cause profonde di tale disparità. Tra i fattori che storicamente contribuiscono a questa maggiore incidenza vi sono:
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Settori a Rischio: la concentrazione di manodopera straniera in settori ad alta intensità fisica e con maggiori pericoli, come l’edilizia, l’agricoltura e l’industria manifatturiera.
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Barriere Linguistiche: difficoltà nella comprensione delle istruzioni di sicurezza e delle procedure operative.
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Precarie Condizioni Contrattuali: spesso, la paura di perdere il lavoro può portare ad accettare condizioni più rischiose o a non denunciare situazioni di pericolo.
Lo studio dell’INAIL si configura come uno strumento statistico fondamentale per comprendere e affrontare questa emergenza di sicurezza sul lavoro in Italia e per pianificare misure di prevenzione più mirate ed efficaci per tutti i lavoratori.
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