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Condono edilizio negato: tettoia chiusa non sanabile a Cagliari

Il TAR Sardegna respinge il ricorso contro il diniego di condono edilizio a Cagliari. Una tettoia trasformata in struttura chiusa, in area vincolata, non rientra tra le opere sanabili secondo la normativa vigente. La decisione impatta sulle procedure di sanatoria edilizia e sulle interpretazioni delle norme sul condono.

 

Il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) della Sardegna ha respinto, con sentenza relativa al ricorso numero 837/2019, l’istanza di condono edilizio presentata da un privato cittadino a Cagliari. La richiesta riguardava una tettoia in legno, ritenuta abusiva, realizzata in un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. Il Comune di Cagliari aveva negato il condono, decisione contestata dal ricorrente, ma confermata dal TAR.

La decisione del TAR si basa sull’articolo 32 del D.L. n. 269/2003, convertito nella legge n. 326/2003, e sulla normativa regionale in materia di condono edilizio. Il tribunale ha accertato che la tettoia, originariamente aperta su tre lati, è stata successivamente chiusa con muratura, trasformando la terrazza in una superficie utile. Tale modifica, avvenuta in assenza di permesso di costruire e autorizzazione paesaggistica, rende l’opera insuscettibile di condono, specialmente in area vincolata. Il TAR ha evidenziato che il Comune ha correttamente applicato la legge, non potendo accogliere l’istanza del privato.

La sentenza del TAR chiarisce che la trasformazione di una tettoia aperta in una struttura chiusa costituisce un aumento di superficie utile, non sanabile in zona vincolata. Questa decisione ha un impatto significativo sulle pratiche di condono edilizio, sottolineando l’importanza della verifica dello stato dei luoghi e della conformità delle opere alla normativa urbanistica e paesaggistica. Professionisti e cittadini devono prestare attenzione alla corretta qualificazione degli interventi edilizi, evitando interpretazioni che possano compromettere la possibilità di ottenere il condono.

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