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Avvocati, attenzione all’IA: rischio sanzione disciplinare per le “allucinazioni” giurisprudenziali!

Il TAR Lombardia Invia gli atti all’Ordine: l’uso irresponsabile dell’Intelligenza Artificiale costerà caro al legale

La sentenza del TAR Lombardia (n. 3348/2025) segna un punto di svolta cruciale per la professione forense italiana. La giustizia amministrativa ha infatti deciso di non tollerare l’uso sconsiderato dei sistemi di Intelligenza Artificiale (IA) in ambito legale, aprendo la strada a possibili sanzioni disciplinari per gli avvocati che non verificano le fonti prodotte dalle macchine.

Cos’è successo: il caso delle “allucinazioni da IA”

Al centro della vicenda c’è un legale che ha utilizzato in modo massivo materiale giurisprudenziale totalmente estraneo al giudizio. Il TAR ha identificato la causa di tale errore in quelle che sono definite “allucinazioni da intelligenza artificiale“: un fenomeno in cui i sistemi di IA inventano risultati, citazioni o precedenti legali che appaiono plausibili, ma che in realtà non esistono.

La Corte ha ritenuto che tale condotta violi il dovere di lealtà e probità (ancorato all’articolo 88 del Codice di procedura civile) dovuto da ogni parte in causa. Per questo motivo, il TAR Lombardia ha trasmesso copia della pronuncia all’Ordine degli Avvocati di Milano per l’avvio di un procedimento disciplinare.

La carta dei principi: obbligo di verifica per l’avvocato

La sentenza rafforza la posizione dell’Ordine degli Avvocati di Milano, che già nel 2024 aveva redatto la fondamentale “Carta dei principi per un uso consapevole dei sistemi di intelligenza artificiale in ambito forense“.

Questo documento stabilisce chiaramente che, nonostante l’innovazione tecnologica, la decisione umana resta centrale. In particolare, la Carta impone agli avvocati di:

  1. Procedere sempre alla verifica delle ricerche.

  2. Controllare l’autenticità e la pertinenza dei risultati forniti dall’IA.

  3. Essere consapevoli che l’IA è una “possibile fonte di risultati errati“.

In sostanza, l’IA è uno strumento di supporto, ma la responsabilità professionale sulla correttezza e l’utilità degli atti presentati in giudizio rimane esclusivamente in capo al legale.

Un monito per la professione

Questa decisione rappresenta un monito per tutti gli avvocati e i professionisti legali che si affidano a strumenti di IA per la ricerca giurisprudenziale. L’efficienza non può mai sostituire l’accuratezza. Il futuro della professione forense passa dall’uso consapevole e critico delle nuove tecnologie, evitando il rischio di scivolare nell’errore sanzionabile dell’allucinazione artificiale.

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